L’inglese s’impara sorridendo
|
|
|
Il caso
|
Insegnante,attore,cantante.John Peter Sloan col suo nuovo metodo d’insegnamento sta sbancando.
«Perché sono un comunicatore»
Alla fine, a pensarci, il concetto è piuttosto semplice: imparare qualcosa sorridendo, divertendosi, è più stimolante, più facile. Spezzarsi la schiena su libri aridi e triti, al contrario, è respingente. E’ necessario fare leva su interessi forti, passioni direi, per insegnare bene l’inglese. Non è un caso se chi ha sviluppato un certo interesse per la musica pop, Londra e via dicendo impara meglio la lingua inglese. Non si può insegnare (e quindi imparare) una lingua che vive in una dimensione a sè, unicamente scolastica.
Dopo anni di lezioni in ambito aziendale, John Peter Sloan, insegnante, cantante e attore di Birmingham, ha le idee chiare sul come arrivare agli italiani. John abita in Italia, ora dalle parti di Magenta, nel Milanese, da ormai 12 anni, ma il suo interesse per il nostro Paese è di data ancor più vecchia. «Non voglio risultare immodesto - osserva John - ma nelle aziende i miei corsi riscuotevano sempre un grande successo. Si stupiva, la gente, quando usavo l’italiano per insegnare l’inglese, ma il ragionamento è semplice: loro l’inglese non lo sanno, a che serve questa fatidica “full immersion”? I meccanismi che stanno alla base della lingua vanno spiegati prima in italiano».
La lunga esperienza didattica di John ora è un libro e una serie di dispense.
Instant English (Gribaudo) ha superato le 100mila copie, è un successo trasversale e strabordante.
In edicola con “Repubblica”, invece, si trova l’ottava dispensa. E i tipi del Gruppo Espresso già hanno commissionato nuovi corsi a Sloan, incluso uno per bambini («Questo è un terreno da occupare, poco esplorato»). Instant English è semplice, chiaro, divertente. «L’inglese va insegnato agli italiani sfruttando a proprio vantaggio le difficoltà che gli italiani incontrano studiando la lingua. E invece tanti testi, modellati su corsi “per tutti”, non tengono conto di queste difficoltà perché, appunto, sono stati concepiti indistintamente “per tutti”».
La pronuncia, ad esempio, è forse il principale tallone d’Achille degli italiani. John lo sa e per enfatizzare certi suoni particolari (il famoso “th”, la lingua fra i denti) inventa gag e scenette. «Dovessi insegnare la pronuncia della “g” mi inventerei una storiella su Gilbert che va a Gillingham (Gilbert vuole la “g” dura, Gillingham quella debole)».
E’ un vulcano, Sloan. «Dopo anni mi sono reso conto di essere soprattutto un comunicatore. Insegnare, cantare e recitare hanno questo in comune: la comunicazione». E a quanto pare Sloan al momento comunica molto bene, perché dopo anni di “Culture shock!”, “Zelig” e collaborazioni varie, sta riempendo i teatri (lo spettacolo del Ciak di Milano di venerdì 25 è quello più vicino a Piacenza) con il divertentissimo “An Englishman in Italy”, spettacolo in cui John fa tesoro di tutti i tragicomici episodi che hanno costellato la sua vita italiana per portare in scena una paradossale collisione fra culture, stili, costumi. Come tutto ciò che porta la sua firma, anche “An Englishman in Italy”, è leggero, facilmente fruibile ma mai sciocco, perché Sloan ha davvero a cuore la comunicazione. Vuole arrivare alla gente e ci sta arrivando. «A maggio uscirà “Instant English 2”, poi, appena prima dell’estate, una guida per l’inglese da parlare in viaggio.
Date a Piacenza? Oddio, forse nel 2012, per quest’anno l’agenda è piena».




